martedì 10 gennaio 2017

Subito in forma dopo Natale



Prima si mangia...ne poi ci si dispera? Niente panico! Ecco alcuni semplici consigli per rimediare ai bagordi natalizi!!! 

lunedì 2 gennaio 2017

Tre chilogrammi in più dopo le feste di Natale, ecco come smaltirli.


Tre chili in più vengono accumulati, in media, dopo le feste di Natale, fino ad arrivare a cinque chilogrammi. Ecco il bilancio nutrizionale alle fine del periodo natalizio secondo uno studio del portale “In a bottle”, effettuato mediante la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 50 portali, forum e community di esperti nutrizionisti, dietologi e medici generici.
Dallo studio emerge che il 32% vede aumentare il perso di 3-4 kg ed, il 24% rileva un aumento di 2 Kg, il 22 % vede incrementare il proprio peso fino ad un chilogrammo in più, , il 18% arriva a pesare fino a 5 kg in più nel periodo tra metà dicembre e metà gennaio.
Le cause sono da ascriversi alla cattiva abitudine di mangiare cibi molto calorici durante l’intero arco della giornata (66%), ad un abuso nel consumo di bevande alcoliche (35%),  ad una mancanza di ogni forma di abbinamento corretto tra i diversi cibi (23%), ed ad una maggiore pigrizia che riduce anche l’attività fisica.
5 consigli per smaltire i Kg in più.
  1. Ritornare ad una alimentazione regolare, basata su 3 pasti principali al giorno e 2 spuntini, a metà mattina e a metà pomeriggio, consente di perdere velocemente i liquidi accumulati.
  2. Dopo le feste limitare l’assunzione di dolci e le abbuffate per cercare, inconsciamente, di eliminare tutte le tentazioni. Meglio conservare i dolci e rinviare al futuro il consumo.
  3. Aumentare l’idratazione, spesso trascurata durante le feste, ritornando a bere almeno 3 litri di acqua al giorno.
  4. Depuriamo l’organismo, bevendo molto, soprattutto lontano dai pasti. Possiamo aiutarci anche con delle tisane al finocchio, allo zenzero, al carciofo, con una spruzzata di limone.
  5. Iniziamo o riprendiamo l’attività fisica, anche con la classica passeggiata di ameno 30 minuti al giorno a passo svelto (5-6 km/h), magari sfruttando la pausa pranzo.

Calza della Befana salvadieta

Siamo quasi al giorno dell'Epifania e, come tradizione insegna, bisogna preparare la calza della Befana per i più piccoli...ma anche per i grandi. 

In questo video alcuni semplici consigli per creare una calza gustosissima, ma anche salutare!


mercoledì 19 ottobre 2016

Nutrigenetica e test genetici

Lo stile di vita in base al DNA

NUTRIGENETICA

Di recente si pone sempre più l’attenzione verso la “nutrizione personalizzata”. Non solo una dieta adatta ad un singolo individuo in base al proprio stile di vita e alle proprie esigenze, ma una nutrizione basata sulle  “predisposizioni genetiche”, ovvero la nutrigenetica.

PREDISPOSIZIONI GENETICHE: COSA SONO?

Sappiamo bene di essere tutti composti da geni, che differiscono da un individuo all’altro e ci differenziano tra noi. Nel nostro DNA c’è scritto cosa siamo e cosa, con una certa probabilità, possiamo diventare. Non è detto che avvenga davvero, ma questo dipende dal nostro stile di vita e di alimentazione, che permettono a questi geni di esprimersi o meno. La nutrigenetica lavora proprio su questo.

COME FUNZIONA

Molti di noi sono intolleranti al lattosio. A queste persone manca, del tutto o parzialmente, l’enzima che digerisce il lattosio. Chi possiede questa variante genetica, probabilmente,avrà problemi a digerire alimenti con il lattosio.
Alcuni non possono bere caffè nel pomeriggio, altrimenti hanno difficoltà ad addormentarsi di sera. Altri, pur bevendo caffè alle 2 di notte, al momento di mettere la testa sul cuscino, crollano. Come mai? C’è chi è più sensibile alla caffeina e al suo potere energizzante, per cui la sua assunzione può portare uno stato di agitazione o può influire sulla pressione arteriosa. Anche questa è una valutazione nutrigenetica, che si può fare attraverso un esame del DNA.

SPORT, PATOLOGIE, DIMAGRIMENTO

Si può analizzare la reazione ad un certo tipo di attività fisica, la predisposizione a sviluppare stress ossidativo, la capacità di recupero muscolare, quanto si possa perdere peso facendo sport. Si può conoscere la predisposizione a sviluppare patologie correlate al metabolismo del glucosio (e, quindi, la predisposizione al diabete). Conoscere la probabilità di andare incontro a problemi di colesterolo e trigliceridi. I nostri geni possono dirci con che facilità perdiamo peso con una dieta ipocalorica o possiamo riprenderlo dopo averla finita. Si può anche sapere se metabolizziamo meglio carboidrati, grassi o proteine, in modo da poter indirizzare una dieta per ottimizzarne i risultati.

Fonte immagine: www.genodiet.it

mercoledì 6 gennaio 2016

Carbone vegetale: cos'è e a che serve?


Da un po' di tempo a questa parte se ne sente parlare tanto e si legge spesso tra gli ingredienti di numerosi prodotti da forno e non solo: il CARBONE VEGETALE. Ma cos'è e a che serve?

Il carbone vegetale si presenta in polvere ed è ottenuto da una combustione senza fiamma ad alte temperature (intorno ai 500 - 600 °C) in atmosfera priva di ossigeno di diversi tipi di legno (betulla, pioppo, salice, ecc) o anche da segatura o gusci di frutta secca. 

Il carbone vegetale, noto anche come carbone attivo, ha la capacità di adsorbire (ovvero legare alla sua superficie) le sostanze tossiche dal nostro organismo, in modo da impedirne l'assorbimento da parte dell'intestino e, quindi, l'immissione in circolo, favorendone, invece, l'eliminazione attraverso le feci. A livello terapeutico viene utilizzato anche in casi di avvelenamenti o intossicazioni o in preparazione ad alcuni esami clinici (come, ad esempio, l'ecografia addominale) che prevedono una pulizia gastrointestinale.

Data la sua funzione adsorbente viene, quindi, utilizzato, anche per limitare fenomeni di gonfiore addominale, meteorismo e flatulenza, anche se bisogna, come con ogni sostanza estranea al nostro organismo, utilizzarla con moderazione. 

Innanzitutto, bisogna fare attenzione se si assumono farmaci. La capacità dei carboni attivi di sequestrare sostanze dall'intestino vale anche per i farmaci, che, quindi, se assunti insieme al carbone o a poco tempo di distanza )sia prima che dopo) possono avere una minore efficacia.

Un altro problema che si può riscontrare è che, utilizzato in dosi eccessive, per tempi prolungati o in condizioni in cui non ce ne sia bisogno, possa sottrarre anche sostanze "buone", come i minerali essenziali, calcio, potassio, rame, zinco o altri nutrienti di cui necessitiamo, portandoci ad una situazione di carenza.

Come additivo alimentare, secondo quanto stabilito dall'EFSA (European Food Safety Authority), la maggiore autorità a livello europeo per la sicurezza alimentare, l'utilizzo del carbone vegetale all'interno degli alimenti è autorizzato sotto forma di colorante, la cui sigla è E153 (reg. CE n. 1333/2008, reg. UE n. 1129/2011).

Sempre secondo le autorità europee (anche specificato dal Ministero della Salute, con nota del 22 dicembre 2015), il carbone vegetale non può essere considerato un ingrediente e non può comparire in etichetta come ingrediente. Gli alimenti con aggiunta di carbone vegetale non possono essere considerati "terapeutici" e non possono riportare scritte che ne indichino un utilizzo terapeutico. Inoltre, l’impiego del carbone vegetale non è ancora previsto per gli alimenti venduti con la denominazione “pane” bensì per i “sostituti del pane”, quali ad esempio grissini, cracker, gallette, pizze e schiacciate, taralli, fette biscottate, etc.