Il prezzo giusto di una visita

Definire il prezzo o il costo giusto di una visita dal nutrizionista non è assolutamente facile. Esistono tutta una serie di fattori che incidono sul valore di una visita quali: l'esperienza del nutrizionista, la preparazione accademica, la bravura, la strumentazione disponibile, la studio, la città dove vengono svolte le visite ed, infine, una politica di prezzo.

Le politiche di prezzo sono diventate frequenti anche per i liberi professionisti. Basti pensare che oggi esiste una concorrenza anche per i notai.

Le strategie di prezzo nelle libere professioni si sono diffuse con l'entrata in vigore del decreto-legge n. 223 del 2006, cosiddetto decreto Bersani, che ha disposto l'abolizione per tutte le professioni delle tariffe minime. Il decreto Bersani, ha creato, quindi, un livello di concorrenza maggiore ma, allo stesso tempo, soprattutto per le libere professioni, ha posto il prezzo del servizio quale elemento determinante nell'erogazione del servizio. In altre parole, mentre prima, con le tariffe minime, di fatto la scelta del nutrizionista (o professionista) si basava sulla bravura e sull'esperienza, l'abolizione delle tariffe minime ha individuato nel prezzo un elemento di scelta pari a quello dell'esperienza.

E allora come districarsi nella giungla dei prezzi delle visite per professionisti?


E' bene sapere che determinati servizi che vengono offerti, quali adipometria, impedenziometria e altri test, hanno un costo non indifferente. Gli strumenti del nutrizionista, incluse le bilance professionali arrivano a costare anche 8.000 euro. Stesso discorso, vale per le analisi di laboratorio, i cui reagenti utilizzati dai macchinari hanno dei costi che spesso rendono impossibile effettuare analisi attendibili a pochi euro.
Inoltre, oggi sono diffusissime offerte e coupon che hanno esasperato la riduzione del prezzo, tanto che alcuni professionisti offrono visite nutrizionali a pochi euro, praticamente quasi gratis. Gli intermediari di vendita, ovvero i siti web che vendono coupon richiedono ai liberi professionisti, tipicamente il 50% di commissioni sul prezzo offerto. Ciò vuol dire che una visita venduta a 19 euro con coupon determina un incasso per il professionista di 9,50 euro a cui vanno detratte le tasse e le spese che vengono sostenute per la visita.

Ecco che quando si sceglie di affidarsi ad un libero professionista, bisogna tenere conto, in primo luogo l'obiettivo da raggiungere, ovvero la riduzione di peso o il dimagrimento, per quelli che cercano una nutrizionista e non tanto o soltanto il prezzo.
Pagando un prezzo basso, molto basso, che non è sostenibile per un qualsiasi professionista, si rischia solo di buttare denaro senza raggiungere l'obiettivo, ricevendo, nella maggior parte dei casi, diete standardizzate e non personalizzate. A questo punto, se l'unico obiettivo è spendere poco, molto meglio comprare una rivista ed utilizzare le diete suggerite che, però, non terranno mai in considerazione lo stato di salute del paziente, le sue caratteristiche psico-fisiche, le abitudini alimentari e lo stile di vita.
Insomma, il valore di una visita nutrizionale è dato proprio dalla elevata personalizzazione della dieta e della sua efficacia, rispetto a diete da rivista o passaparola.

Inoltre, il prezzo basso potrebbe riguardare solo la visita a cui successivamente vengono consigliati dei prodotti molto costosi per dimagrire, come bibitoni ecc, oppure essere il frutto di una politica di prezzi civetta.

Quindi il giusto prezzo di una visita dipende dagli obiettivi da raggiungere, da quanto seriamente si vuole effettivamente dimagrire e dal professionista a cui ci si vuole affidare.

Ovviamente offrire visite a prezzo molto basso non è sbagliato di per sé,  perché potrebbe rientrare in una politica di marketing molto specifica, dove l'obiettivo è farsi conoscere sul mercato, quindi non necessariamente a prezzi così bassi vengono associate prestazioni di basso livello.

Certamente, come per l'acquisto di tutti i prodotti, il livello di pretesa di un buon prodotto e di una buona prestazione è direttamente proporzionale al prezzo, consacrando il detto milanese: "pago e quindi pretendo".


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